Michele Dell’Utri, Cartier-Bresson e la fotografia come atto filosofico

Michele Dell’Utri, Cartier-Bresson e la fotografia come atto filosofico
19-06-2026

“Un ladro di pensiero”: Michele Dell’Utri, Henri Cartier-Bresson e la fotografia come atto filosofico

Fare quattro chiacchiere con Michele Dell’Utri significa scoprire un mondo inaspettato: quello degli artisti internazionali che hanno segnato il Novecento. Cresciuto in Sicilia, Dell’Utri ha frequentato da giovane la casa di Leonardo Sciascia a Racalmuto — luogo di ritrovo di intellettuali come Ferdinando Scianna, Gesualdo Bufalino, Matteo Collura e Andrea Vizzini. Lì sono nate amicizie e influenze che ancora oggi si leggono nei suoi scatti.

Il riferimento più citato è Henri Cartier-Bresson: «Quello che un buon fotografo deve cercare di fare è mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio». Dell’Utri non esita a misurarsi con questo gigante: «So che paragonarmi a Bresson è un’affermazione forte, ma dopo tanti anni ho raggiunto una maturità fotografica che mi permette di sentirmi molto più vicino a lui. L’ho sempre visto come un gigante ed oggi penso che la distanza tra di noi si sia accorciata, quasi sparita».

Suo padre gli ha tramandato un insegnamento preciso: «Bisogna essere "un ladro di pensiero", essere bravo a prevedere quello che sta per succedere ed anticipare lo scatto successivo». Un principio che oggi Dell’Utri insegna a sua volta ai collaboratori dell’Academy.

La luce è la sua compagna fedele: «Se c’è un cielo nuvoloso, il mio segreto è fare 24 scatti da varie angolazioni: il momento perfetto è lì pronto ad essere immortalato».

Tra i suoi libri preferiti c’è L’Aleph di Jorge Luis Borges, da cui trae il suo motto: «Nessuno ti deve uccidere la speranza, devi sempre essere fiducioso, nei momenti bui, che domani andrà meglio».

Fonte: Sposi Magazine → www.sposimagazine.it

 


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